Fascia di età 0-3 anni

1. Ascolto

L’importanza del silenzio


Precedentemente è stata accennata l’importanza dell’ascolto all’interno della comunicazione.

Ascoltare non è semplice: richiede un alto livello di attenzione focalizzato sullo stimolo specifico e non è raro ritrovare deficit di attenzione uditiva nei bambini con gravi ritardi di linguaggio.
Il miglior modo per insegnare ai bambini ad ascoltare è quello di dare l’esempio in prima persona ed essere noi i primi ad ascoltarli.

Mentre ci viene relativamente semplice immaginare come si possa ascoltare un’adolescente che racconta gli intrecci amorosi avvenuti negli ultimi giorni, ci viene relativamente difficile immaginare come si può ascoltare un bambino di 6-7 mesi che ancora non parla. Il modo migliore per mettersi in atteggiamento di ascolto è lasciare noi stessi un momento di silenzio dopo aver parlato, o in questo caso cantato.
Non bisogna avere fretta e bisogna dare il tempo necessario al bambino per elaborare ciò che ha appena sentito.

Ad esempio, se io canto “Il coccodrillo come fa?”, nella parte iniziale la canzone fa l’elenco dei versi degli animali: “Come fa il cane? Bau Bau. E il gatto? Miao. L’asinello? I-o, i-o...” Se io canto questa canzoncina al ritmo originale, il bambino difficilmente interagirà preferendo un ascolto passivo. Se invece gli si viene proposto un pezzetto per volta intervallato da una pausa di circa 5-6 secondi gli si dà la possibilità di tentare di riprodurre ciò che ha sentito (ES. “Come fa il cane?” 1 secondo “Bau-bau” 5-6 secondi “E il gatto?”..).


Un bambino di 5 mesi sicuramente non dirà “Bau bau”, ma potrebbe anche solo reagire muovendosi un po’ in avanti con il busto che per lui è l’equivalente di aver cantato INSIEME con noi, ci ha “detto” qualcosa ed è importante ascoltarlo esattamente come avremmo fatto con un bambino “parlante”.

I bambini iniziano già molto presto a effettuare piccoli ritmi vocali e a tentare di imitare le canzoni; i bambini molto esposti al canto e all’ascolto riescono a produrre già a 12 mesi melodie semplici ben riconoscibili.

Non basta ascoltare: è importante che anche l’interlocutore abbia ben compreso che lo si è ascoltato e il modo migliore per farlo capire è dare un feed-back. Un esempio è quando stiamo avendo una discussione con qualcuno al telefono e improvvisamente non interviene più; la prima cosa che facciamo è chiedere: “Ci sei?”.
Se invece durante il nostro soliloquio la persona al telefono interviene anche solo con un “Mhm” percepiamo che è ancora lì e che (probabilmente) ci sta ascoltando.

I bambini molto piccoli si sentono ascoltati anche solo con un nostro sorriso ben marcato, il dirgli “Bravo”, ma la strategia migliore con i bambini non ancora “parlanti” è di riprodurre esattamente ciò che hanno detto loro imitando anche l’andamento melodico, riprendendo in seguito l’esecuzione corretta (vd. capitolo iniziale). Nei bambini più grandi il proseguire stesso della canzone è il feed-back.

2. Guardami quando “ti canto” !


Il guardarsi negli occhi è sicuramente un contatto intimo che stabilisce una relazione, ma in questo caso si incoraggia a guardare l’intero volto per permettere al bambino di osservare i movimenti delle labbra e della bocca ed imparare più velocemente a riprodurli.
Cantare piuttosto che parlare è un buon metodo per mantenere viva l’attenzione del bambino che riesce così a guardarci in faccia per un tempo decisamente più lungo.

ParLAmi
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Ebook arricchito (con risorse in pagina)
a cura di Anna Accornero e Chiara Parisella